I Luoghi

La Rocca - struttura

Venerdì 24 Settembre 2010 09:49 amministratore
Stampa PDF



Tutto il perimetro superiore della fortezza è percorso da una linea di finestre e moltissime feritoie coprono le muraglie nei vari piani. Tra i due torrioni del lato sud, si disegna un puntone carenato a lati convessi. Nella parte nord, il torrione è raccordato da una torre cilindrica più piccola, al riparo della quale è incassata la porta d’ingresso. Dalla porta si accede da un lato, scendendo una scala sulla sinistra, ai sotterranei e dall’altro, attraverso un corridoio, al cortile d’onore. I sotterranei si aprono su una grande stanza di pregevole struttura architettonica, con una volta a crociera sorretta da sei colonne. L’originaria funzione della sala doveva essere verosimilmente quella di scuderia.
Sul cortile s’affacciano la rampa elicoidale, la loggia e le sale del piano terra e del piano nobile. La scala cosiddetta “a lumaca” è stata magistralmente inserita dal Martini all’interno della torre malatestiana preesistente, per consentire il collegamento con il piano superiore. La scala ha come base d’appoggio la volta a botte di una grande cisterna sottostante, adibita alla raccolta delle acque piovane. Spingendosi sul retro della rampa si giunge in una stanzetta circolare, originariamente munita di due bocche da fuoco che, a causa del successivo intervento di ispessimento delle mura, attualmente risultano inservibili.


La rampa elicoidale porta al piano superiore e immette nella loggetta, dalla quale, affacciandosi al balcone, si può scorgere in basso il caratteristico acciottolato del cortile con disegni a forma di stelle e cerchi. Al contrario delle sale al pianterreno - adibite al corpo di guardia, a cucine e magazzini - le stanze del piano nobile erano quelle abitate dal signore del castello. Si possono distinguere le sale del lato nord, "sale quattrocentesche", con volte a padiglione e recanti al centro del soffitto lo stemma degli Ubaldini e dei Montefeltro, e le sale del lato sud, abitate dai Doria nel Cinquecento, i cui soffitti hanno volte a vela e i camini, così come gli stipiti delle porte, portano come insegna l’aquila dei signori genovesi. Oltre alle sale destinate ad uso abitativo e a due saloni di raccordo, tra loro simmetrici, il piano nobile presenta una stanza adibita a teatrino, un corridoio semicircolare di difesa e un giardino pensile. Il teatro apparve solo in epoca molto tarda nella Rocca Ubaldinesca, mentre originariamente l’ampia stanza doveva servire come salone per cerimonie o per accogliere illustri visitatori. Il corridoio semicircolare, munito di numerose finestre e feritoie, avvolge la rocca dal lato nord e domina l’abitato medievale, dalla parte da cui con più probabilità potevano provenire gli attacchi nemici. Dopo aver percorso la metà del corridoio, si entra in uno studiolo, che doveva essere in origine il posto del comandante della guardia. Attraverso le tre finestre era possibile seguire i movimenti nella vallata sottostante e impartire ordini alle guardie distribuite lungo il corridoio semicircolare e nei sottostanti livelli di difesa, tramite il condotto posto al centro della stanza, che fa pensare ad un rudimentale tentativo di citofono. Fu Monsignor Battelli, nel Settecento, a trasformare quella che era la "saletta del comando" nella propria biblioteca e in grazioso studiolo. Nel puntone carenato del lato sud è stato ricavato un giardino pensile, spazio che probabilmente i fortunati abitatori della rocca destinavano al proprio tempo libero.



LE FASI DI COSTRUZIONE

Non essendo conservato il progetto realizzato da Francesco di Giorgio per la Rocca Ubaldinesca, non si conosce la forma che il senese intendesse dare alla fortezza. Anche nell’ipotesi che egli abbia disegnato la pianta quale risulta attualmente, non tutta la rocca venne costruita finché egli restò in vita. La fortezza, infatti, venne edificata in almeno tre fasi successive.
Già prima che Francesco di Giorgio iniziasse i lavori alla rocca, sorgevano, nello stesso luogo, la torre a pianta quadrangolare - costruita da Sigismondo Malatesta durante la sua ultima dominazione a Sassocorvaro, tra il 1458 e il 1463 – e, molto probabilmente, il palazzo che sta di fronte al torrione, forse il palazzo signorile.
La seconda fase di costruzione della rocca è invece quella attribuita a Francesco di Giorgio Martini. Egli inglobò nella rocca le preesistenti costruzioni, cioè il torricino e il palazzo signorile, cingendole con spesse mura, poi inserì nella primitiva torre la rampa elicoidale, per salire al piano nobile. Martini si sarebbe dapprima interessato alla costruzione delle parti strategiche più importanti perché più esposte all’attacco dei nemici - cioè la parte nord, nord-est e nord-ovest -, mentre, dato che erano già protette naturalmente da una collina boscosa e da un profondo fossato, avrebbe lasciato per ultimo le parti sud e sud-est della rocca, destinate a rimanere incompiute.
La terza fase corrisponde alla costruzione del torrione sud-est e della punta che si trova tra i due torrioni. L’introduzione del puntone, in passato male attribuito al Martini, dovrebbe risalire al periodo in cui la rocca era sotto il dominio dei Doria. A quell’epoca, infatti, non essendoci più necessità belliche, le bocche da fuoco della stanzetta martiniana del piano terra furono rese inutilizzabili con la costruzione delle spesse mura del puntone. Non sembra possibile, del resto, ritenere che sia stato il Battelli a volerne la realizzazione a forma di prua di nave, in modo da eternare il proprio cognome nella forma della fortezza, dato che esso è ben visibile in due dipinti di epoca anteriore, conservati uno nella chiesa di San Rocco e uno nell’oratorio di Sant’Antonio.

 

La Rocca - storia

Venerdì 24 Settembre 2010 09:45 amministratore
Stampa PDF

La rocca ubaldinesca di Sassocorvaro mostra chiaramente l’evoluzione dell’architettura militare in rapporto all’invenzione e all’uso della polvere da sparo e delle nuove armi da fuoco: colubrine, archibugi, armi a gittata, scoppietti: si ingrossano le mura e si eliminano tutti gli elementi che potevano essere di facile bersaglio per il nemico: merlature, caditoie, guardiole sporgenti, e un fossato intorno alla fortezza.
Tuttavia, occorreva difendersi non solo dalle nuove armi, ma ancora anche dalle vecchie. Perciò, anche nella costruzione di nuove fortezze, non si poteva non tenere conto dei vecchi elementi difensivi ed offensivi, come le mura a scarpata, utili per impedire la scalata dei nemici.

Dalla sperimentazione diretta e personale della "diabolica invenzione", Francesco di Giorgio Martini giunse a postulare il principio secondo cui, nell’ideare una fortezza, occorresse realizzare un complesso difensivo che offrisse all’offesa una superficie continuamente sfuggente, che presentasse la sua convessità costantemente rivolta all’assalitore, da qualunque punto provenisse l’attacco.
In base a questi principi teorici, il senese realizzò, unica, la Rocca di Sassocorvaro per Ottaviano degli Ubaldini. Già in fase di costruzione, però, Francesco di Giorgio dovette rendersi conto che al prestigio architettonico non corrispondeva un’adeguata efficienza bellica, dato che le forme tondeggianti riducevano la possibilità di difendere il perimetro. A distanza di anni, dopo aver accumulato una vasta esperienza di cantiere e di campo, il Martini sarebbe giunto a sconsigliare decisamente, nel suo trattato, mura curvilinee per realizzare le mura perimetrali di una rocca, preferendo di gran lunga conformazioni segmentate a lati rettilinei, cioè la forma romboidale o comunque poligonale.
La Rocca Ubaldinesca, dunque, nell’epoca in cui fu costruita, si rivelò un fallimento militare, ma proprio gli stessi elementi per cui si dovette parlare di insuccesso, fondano l’originalità della rocca e ne fanno un esempio unico e sublime di architettura.

 

La pinacoteca della Rocca Ubaldinesca

Venerdì 24 Settembre 2010 09:11 amministratore
Stampa PDF

La pinacoteca è allestita negli ambienti quattrocenteschi del piano nobile.
Nella prima stanza sono sistemati due frammenti di affresco del XV secolo e un pregevole crocifisso su tavola, di scuola riminese, che risale al Trecento, proveniente dall’antico convento francescano di Sassocorvaro. In origine la figura del Cristo, dell’altezza di un metro e settanta centimetri, si stagliava sul fondo dorato, di cui restano oggi poche tracce. Nella teca sono custoditi vasi ed anfore dei secoli XIV e XV, ritrovati negli scavi effettuati tra le rovine dell’antico Castello di Monte Locco, nei pressi di Sassocorvaro.Cristo crocifisso, scuola rminese, particolare.

Nella seconda stanza sono collocate opere del XV secolo. La splendida pala di Evangelista da Piandimeleto una Madonna con Bambino in trono e i Santi Rocco, Sebastiano e Antonio Abate. Nella stessa saletta troviamo anche una Madonna col Bambino di scuola bizantina, e Il Crocifisso e i dolenti, una tempera su tela di scuola urbinate, esemplato sulle opere contemporanee di Giovanni Santi e di Evangelista da Piandimeleto.

La terza stanzala piccola cappella della rocca, con un affresco seicentesco e due opere in tela di scuola locale. Si tratta di un San Nicola e di un San Sebastiano del XVII secolo.

Nella quarta stanza sono collocate pregevoli tele del Cinquecento. Sono due le tele che raffigurano la Madonna col Bambino, entrambe di scuola urbinate ed appartenenti all’ambiente del Visacci.
Il San Gerolamo invece di scuola bolognese e viene attribuito a Gerolamo Muziano. Il Martirio di San Giovanni in presenza di Erodiade di scuola marchigiana. Nella teca di questa stanza sono esposte ceramiche rinvenute negli scavi eseguiti all’interno della rocca.
Evangelista da Piandimeleto, Madonna con bambino in trono e Santi Sebastiano, Rocco e Antonio Abate (particolare)Nella quinta stanza sono sistemate opere del Seicento. La Testa di San Francesco, dotata di una cornice con intarsi in madreperla, attribuita ad Antonio Viviani, detto il Sordo. La preziosa ceramica, raffigurante Galatea mentre riceve doni da Nereidi e Tritoni, rappresenta un buon esempio di arte decorativa dei Castelli d’Abruzzo, dalla delicata policromia, vicina allo stile di Carlo Antonio Grue. Opere di scuola marchigiana sono il quadro raffigurante il Riposo durante la fuga in Egitto, che riprende fedelmente un soggetto di Simone Cantarini ora perduto, il San Girolamo scrivente, dipinto su rame, e la Madonna col Bambino, San Giuseppe e Santa Caterina. Abbiamo infine due opere di scuola bolognese: la Maddalena penitente e il Cristo coronato di spine. Quest’ultima opera, di notevole qualitàviene attribuita con verosimiglianza a Guido Reni. La prima testimonianza in tal senso, ci viene dal testamento di Monsignor Giovanni Cristoforo Battelli, che, nell’atto di lasciare in dote agli eredi i propri beni, parla dell’opera in questo modo: "…il miglior quadro, che io abbia colla sua nobile cornige, cioè ello che rappresenta Gesù Cristo coronato di spine, opera originale dell’insigne Guido Reni".

 

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 11 Ottobre 2010 16:22 )
 

Il Museo dell'arca dell'arte

Martedì 21 Settembre 2010 16:42 amministratore
Stampa PDF

Ovvero rendere partecipe chi vi poserà lo sguardo, per contemplare, e ricordare, quante opere uniche ed inestimabili abbiano trovato rifugio fra le possenti mure della spendida fortezza Martiniana

Il Museo "Arca dell’Arte" è nato per ricordare lo straordinario episodio che ha visto protagonista la Rocca di Sassocorvaro durante la seconda guerra mondiale. Situato nel piano nobile della Rocca, il Museo è stato realizzato con una valenza spiccatamente didattica, nell’intento di avvicinare anche i non addetti ai lavori e far loro apprezzare i valori dell’arte e della cultura.Nel Museo dell’Arca sono documentate in modo sistematico tutte le opere che nella Rocca Ubaldinesca trovarono rifugio e salvezza e sono esposte le riproduzioni, realizzate a grandezza naturale e con grande fedeltà, di un considerevole numero delle opere salvate.

Il Museo funge anche da ponte col passato, oltre ad evocare mondi ormai lontani, gli indiscutibilii capolavori di Giorgione o Tiziano, in queste stanze proiettano lo spettatore nella dimensione dell' incredibile avventura vissuta ormai 60 anni fa dal giovane Rotondi, una storia che silenziosa si dipana nel susseguirsi delle opere tutte ricche di aneddoti affascinanti e unici, mai raccontati dalla storia ufficiale, la cura certosina degli uomini che salvarono queste opere nel nascondere e nel preservare per anni i manufatti dalla follia nazista e della 2° guerra mondiale.
Un omaggio unico e sentito di un piccolo paese che nel momento piu' buio della civivilta' moderna si e' volto a scudo della civilta' stessa.

 


Ultimo aggiornamento ( Venerdì 24 Settembre 2010 09:11 )
 

Tour Virtuale

clicca sull'immagine per visualizzare gli interni della rocca

Cerca

You are here:   HomeI luoghi del premio
visita il vecchio sito
| + -
Questo sito utilizza cookie per migliorare l'esperienza di navigazione. Se sei d'accordo continua la navigazione, altrimenti puoi modificare le impostazioni.
Provided by OpenGlobal E-commerce